La fine di Ottobre porta con sé una ventata di gotico crepuscolo; le foglie avvizziscono inesorabilmente di fronte all’inverno in arrivo e le notti si fanno via via più lunghe. Ma nonostante le sferzate del clima, questo periodo dell’anno è anche caratterizzato da una delle feste più popolari al mondo, quella di Halloween. Sebbene non appartenga alla nostra tradizione, è ormai da anni che anche in Italia la ricorrenza viene sentita e celebrata attivamente, in particolare dalle generazioni più giovani. I preparativi e le celebrazioni in vista della vigilia di Ognissanti possono essere viste dai più scettici come un mucchio di scemenze, ma in realtà dietro la zucca che ghigna c’è molto di più di “dolcetto o scherzetto?”.

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Il capodanno celtico – la Festa di Samhain

Prima di tutto, va detto che quella di Halloween non è una festa cristiana; le sue origini risalgono ad oltre 2.000 anni fa e vanno cercate fra le popolazioni celtiche d’Europa. Per queste, quello che per noi è l’attuale primo Novembre segnava l’inizio del nuovo anno, chiamato Samhain. Quella data indicava l’arrivo dell’inverno, della stagione buia, controparte della Beltane, la stagione della luce, la cui celebrazione cadeva a Maggio. In vista del 31 Ottobre, ci si preparava ad affrontare i lunghi mesi di freddo; si vendevano gli ultimi animali al mercato e si raccoglievano gli ultimi frutti della stagione. Tutto ciò che non poteva essere raccolto dai campi veniva lasciato ai Pùca, i folletti malvagi.

Così, nel giorno in cui si festeggiava il capodanno celtico, il passaggio dalla luce all’oscurità implicava con sé un altro passaggio, molto più sottile: quello dalla vita alla morte. Nella notte di Samhain i vivi e i morti potevano incontrarsi e traversare i rispettivi Regni; ai defunti venivano tributati onori ed ospitalità, e fuori dalla porta di casa venivano lasciati cibo e sedie perché gli spiriti potessero trovare ristoro. Le numerose fiaccole accese li avrebbero aiutati a trovare la via per l’Aldilà. Forse, proprio nell’usanza di lasciare delle offerte in cibo davanti alla porta di casa, è da ricercare oggi la pratica di bussare di casa in casa in cerca di qualche dolcetto. In effetti, proprio per confondere gli spiriti che in quella notte erano liberi di vagare sul mondo, gli antichi Celti usavano indossare maschere o annerirsi il viso per evitare di venire posseduti. Se la principale delle distinzioni poteva essere infranta, tutte le convenzioni sociali nella notte di Samhain potevano venir meno: i ragazzi potevano travestirsi da donne e tutti erano liberi di impersonare gli spiriti. Così camuffati si andava di casa in casa e, in cambio di qualche buffa esibizione, si ricevevano cibo e bevande.

Halloween e l’influenza cristiana

Successivamente, con l’avvento del Cristianesimo, la Chiesa s’impossessò della festa di Samhain, come di molte altre festività pagane. Fu Papa Bonifacio IV a decretare nel VII secolo che il 1 Novembre si sarebbe celebrata la festa di Ognissanti (All Hallows’ Day). Nella notte della sua vigilia, la gente continuò ad accendere fuochi e a indossare costumi, ma questa volta sotto il nome di Hallows’ Eve, che in breve tempo sarebbe diventato Halloween.

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La leggenda di Jack O’Lantern

Proprio sull’espropriazione cristiana del capodanno celtico, s’innesta la popolarissima usanza di intagliare una zucca per la notte del 31 Ottobre. Anche in questo caso la tradizione arriva da una terra celtica e precisamente dall’Irlanda. Secondo la leggenda, la zucca al cui interno brilla una candela si lega alla vicenda di un fannullone irlandese, dedito al bere e alle sconnesse. Il suo nome era Stingy Jack, detto anche Ne’er-do-well” (“non ne combino una giusta”). La storia racconta che proprio in una sera di Halloween, dopo l’ennesima sbronza, il Diavolo fece visita a Jack, deciso ad impossessarsi della sua anima. Jack chiese di poter almeno concedersi un ultimo bicchiere, ma al momento di pagare si lamentò di non avere più un soldo.

Così, chiese al Demonio di trasformarsi in una moneta da 6 pence per pagare il suo ultimo drink. Ma appena fu avvenuta la trasformazione, Jack afferrò la moneta e la mise nel suo portafoglio, su cui era ricamata sopra una croce. Così imprigionato, il Diavolo fu costretto ad accettare un patto per poter riottenere la libertà: avrebbe concesso a Jack ancora un anno di vita.

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La vigilia di Ognissanti successiva, il Demonio tornò da Jack per prendersi finalmente la sua anima. Ma anche stavolta Jack ne combinò una delle sue: gli propose una scommessa sostenendo che non sarebbe più riuscito a scendere da un albero. Il Diavolo accettò e salì su di un albero vicino e Jack vi incise sul tronco una croce. Era fatta. Jack propose al Demonio di cancellare la croce se questo avesse rinunciato a tentarlo, ma dopo un anno Jack morì lo stesso. Non potendo ambire al Paradiso per via della sua vita dissoluta, Jack scese all’Inferno, ma anche qui gli fu negato l’ingresso perché il Diavolo era ancora offeso dal suo imbroglio. Ad ogni modo, il Demonio donò a Jack un tizzone ardente che gli potesse illuminare la via per le lande oscure del Regno dei Morti. Per praticità, Jack ripose quella fonte di luce in una rapa svuotata e ne fece una lanterna.

Da allora l’irlandese che vaga per il limbo dei morti, viene ricordato col nome di Jack O’Lantern e, quando gli irlandesi sbarcarono in America, la rapa venne sostituita con una zucca.  Ed è con quel ghigno che è tornata fino a noi.